IL DIGIUNO CHE LIBERA
Privarsi per donare

Cari amici buongiorno. Il primo venerdì di Quaresima ci riporta a una pratica antica e concreta: il digiuno e l’astinenza. Queste pratiche rischiano di diventare un obbligo formale, un gesto esteriore che non tocca il cuore. Il Vangelo di oggi, invece, le riporta alla loro sorgente: non si digiuna per esibire disciplina, si digiuna per desiderio. Per fare spazio. Per attendere lo Sposo.

Vangelo del giorno (Mt 9,14-15)

In quel tempo, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”. E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”.

Una riflessione per te (p. Mario Proietti)

All’inizio del cammino quaresimale, Gesù offre una prospettiva sorprendente sul digiuno. Non lo rifiuta, ne svela il cuore. Si presenta come lo Sposo. La sua presenza è festa, è banchetto nuziale. La vita cristiana, nel suo centro, non è un lutto né una sequenza di divieti. È l’incontro con una Persona. Questo è decisivo, perché ogni pratica religiosa ha senso solo se conduce alla comunione con Cristo.
Gesù annuncia poi che verranno giorni in cui lo Sposo sarà tolto. Quel tempo è il nostro. Ecco il digiuno cristiano: non tristezza, non disperazione, non rigidità. È nostalgia. È fame di Lui. È dire al corpo e al mondo: le cose non mi bastano, io attendo lo Sposo. Il digiuno quaresimale diventa allora un linguaggio del desiderio: svuoto per far spazio, rinuncio per ricordarmi chi conta, mi alleggerisco per cercare ciò che non passa.
Il rischio che Gesù smaschera è sottile: ridurre il digiuno all’abitudine, al “si è sempre fatto così”, al modulo da compilare. In quel caso si resta con la pratica in mano e si perde la relazione. Il digiuno vero, invece, ci rende più svegli, più disponibili, più capaci di riconoscere Gesù che passa. E se ci rende più nervosi, più duri, più giudicanti, allora non ci sta liberando: ci sta solo irrigidendo.
Oggi il digiuno ci insegna una cosa semplice e concreta: la privazione non finisce su di me. Se è autentica, diventa responsabilità. Il vuoto creato non serve a esibire forza, serve ad aprire un varco per la Parola e per la carità. Una sobrietà vissuta con fede disciplina i desideri e li orienta. Non spegne il cuore, lo allarga.

Un versetto per restare dritti

«Il digiuno che io voglio… sciogliere le catene dell’ingiustizia… dividere il pane con l’affamato». (Is 58,6-7)

Esercizio pratico: la carità del tempo e delle parole

Oggi digiuno dalla fretta e dall’indifferenza. Faccio spazio a una persona. Un ascolto vero, senza interrompere. Una parola misurata, non tagliente. Un gesto semplice che costa qualcosa. Il digiuno diventa dono quando si trasforma in vicinanza concreta.

Preghiera

Signore Gesù, Sposo della nostra anima, tu riempi di gioia la vita di chi ti accoglie. In questo tempo di Quaresima insegnami che il digiuno non è un triste obbligo, è desiderio di Te. Purifica i miei sensi, perché sappia distinguere ciò che mi nutre davvero da ciò che mi appesantisce. Fa’ che ogni rinuncia diventi spazio per la tua presenza e carità concreta verso i fratelli, così che io viva ogni giorno come un passo verso le nozze del tuo Regno. Amen.

fonte: profilo facebook di don Mario Proietti