LA MISURA DEL PERDONO
Ricevere per donare

Cari amici buongiorno e buon inizio di settimana. Il nostro cammino quaresimale quotidiano oggi ci interroga sulla qualità della nostra misericordia. Il Vangelo invita a non giudicare e a non condannare, a perdonare e a dare in abbondanza. Non è una richiesta basata sulle sole forze. È la conseguenza naturale di una verità che spesso dimentichiamo: noi, per primi, siamo stati guardati e amati con infinita compassione dal Padre.

Vangelo del giorno (Lc 6,36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

Una riflessione per te (p. Mario Proietti)

Le parole di Gesù oggi consegnano una legge che ribalta le nostre logiche di merito e punizione. La misericordia non è un sentimento vago. È un amore che si china sulla miseria per risanarla. E Gesù non dice semplicemente “siate buoni”. Dice: “Siate misericordiosi come il Padre”. Il nostro metro non è il comportamento degli altri, è la pazienza di Dio con noi. Qui si decide la conversione: diventare specchi non dei torti ricevuti, ma della pietà ricevuta.
Per questo Gesù tocca un punto delicatissimo: il giudizio. Giudicare e condannare significa occupare un posto che non ci appartiene. Ogni volta che emettiamo un verdetto su una persona, stiamo chiudendo la porta alla sua possibilità di cambiare e, nello stesso tempo, stiamo irrigidendo il nostro cuore. Gesù avverte con lucidità: la misura che usiamo sugli altri diventa la misura della nostra vita. Un cuore stretto non sa perdonare, e un cuore che non perdona fatica anche a ricevere perdono, perché resta pieno di durezza.
E poi c’è la promessa. Dio non è un contabile che pareggia i conti. La sua logica è sovrabbondante: “buona misura, pigiata, scossa e traboccante”. È un’immagine quasi domestica: come quando si riempie un grembo, un sacco, una piega del mantello fino a farlo traboccare. Quando abbiamo il coraggio di dare tempo, ascolto, aiuto, perdono, Dio riempie la parte più profonda della vita con una pace che non è un premio, è un dono. La misericordia non impoverisce, allarga.
Papa Leone XIV richiama spesso che la disponibilità ad ascoltare è il primo segno di un desiderio vero di relazione. Qui l’ascolto diventa misericordia concreta: comprendere la fragilità dell’altro, rallentare la sentenza, dare spazio alla conversione. Non significa chiamare bene il male. Significa non trasformarsi in tribunale ambulante.

Un versetto per restare dritti

«Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». (Lc 6,36)

Esercizio pratico:
digiuno dal giudizio, disarmare il linguaggio.
Quando sento salire la voglia di criticare, etichettare, rinfacciare, mi fermo. Sostituisco la parola tagliente con una parola che ricostruisce.

Domanda per la giornata

Quale misura sto usando con chi ha sbagliato verso di me?
Sono consapevole che quella stessa misura è quella che chiedo per me davanti a Dio?

Preghiera

Signore Gesù, tu mi riveli il volto tenero e paziente del Padre.
In questo lunedì della seconda settimana di Quaresima
guarisci il mio sguardo spesso troppo severo verso gli altri
e troppo indulgente verso me stesso.
Liberami dalla presunzione di giudicare e dalla fretta di condannare.
Donami un cuore largo, capace di perdonare senza riserve
e di donare senza calcoli, perché la mia vita
diventi riflesso della tua misericordia infinita. Amen.

fonte: profilo facebook di don Mario Proietti