LI AMÒ SINO ALLA FINE
Il Signore in ginocchio, la Chiesa in piedi
Cari amici, buongiorno. Entriamo nel cuore del Triduo Pasquale. Con il Giovedì Santo, il tempo della preparazione termina e ci immergiamo nel mistero dell’amore che si fa servizio, pane spezzato e attesa orante. Oggi la Chiesa celebra tre misteri intrecciati: l’istituzione dell’Eucaristia, l’istituzione del Sacerdozio e il comandamento nuovo della Carità.
Al centro di tutto sta un gesto che sconvolge ogni logica di potere: il Maestro che si toglie la veste, si cinge un asciugatoio e si china a lavare i piedi dei suoi discepoli. Papa Leone XIV ci ricorda che non c’è vera fede senza ospitalità. Gesù non si limita a parlare d’amore; lo rende masticabile nel pane e visibile nel servizio più umile.
Vangelo della Messa nella Cena del Signore (Gv 13,1-15)
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, […] Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli […]. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». […] Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Una riflessione per te (p. Mario Proietti)
Giovanni apre con una frase che contiene tutto: Gesù sa. Sa che viene da Dio e torna a Dio. Sa che il Padre gli ha dato tutto nelle mani. E proprio perché sa chi è, non ha bisogno di difendersi. Depone le vesti. Prende l’asciugamano. Versa l’acqua. Il potere di Dio non schiaccia, serve. La gloria di Cristo non è dominare, è amare fino al fondo.
Il gesto è così forte che Pietro reagisce come reagiremmo noi: “Tu lavi i piedi a me?”. È la resistenza del nostro orgoglio, anche quando è devoto. Pietro vorrebbe un Dio alto, non un Dio vicino. Vorrebbe un Maestro che comanda, non un Signore che si abbassa. E Gesù gli dice una frase decisiva: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci”. Ci sono cose di Dio che si capiscono solo dopo, quando ci si lascia lavare.
Pietro allora passa all’estremo opposto: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. E Gesù stringe: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Questa frase è il cuore della serata. Prima di lavare i piedi agli altri, devi accettare di essere lavato. Prima di servire, devi lasciarti servire da Cristo. La Chiesa non nasce da un’idea morale. Nasce da un dono ricevuto.
Poi, come sempre, Pietro è tutto o niente: “non solo i piedi, anche mani e capo”. È tenero, ed è vero: quando uno si arrende alla grazia, vorrebbe essere purificato interamente. E Gesù lo conduce alla misura giusta: umiltà, docilità, comunione.
Alla fine Gesù si rialza, riprende le vesti e chiede: “Capite?”. Non è una domanda scolastica. È una domanda di vita. Se capisci, vivi così. Il cristianesimo non è ammirare un gesto bello. È ripeterlo. E Gesù lo dice senza ambiguità: “anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. È il Vangelo senza alibi: la fede si vede nella carità concreta, nella pazienza, nella capacità di abbassarsi senza umiliarsi, nel servizio che non cerca applausi.
Stasera, mentre inizia il Triduo, il Signore ci consegna una forma: l’asciugamano. Se vuoi sapere che cos’è la Chiesa, guardalo in ginocchio.
Un versetto per restare dritti
«Se non ti laverò, non avrai parte con me». (Gv 13,8)
Esercizio pratico: lasciarsi lavare e lavare
In questo giovedì santo scelgo due gesti semplici. Il primo è interiore: davanti al Signore dico senza difese “ho bisogno”, e gli consegno ciò che mi sporca: un rancore, una doppiezza, una durezza, una stanchezza. Non mi lascio schiacciare dal peso delle mie cadute, ma mi lascio “lavare”…
Il secondo è concreto: un servizio umile e silenzioso in casa o in comunità, fatto bene e senza farlo pesare.
Domanda per la serata
Che cosa mi impedisce di lasciarmi servire da Cristo: vergogna, orgoglio, controllo?
E a chi oggi posso lavare i piedi, cioè servire davvero?
Preghiera
Signore Gesù, tu hai amato i tuoi sino alla fine e stasera ti sei messo in ginocchio davanti a me.
Lava ciò che è sporco, sciogli ciò che è duro, guarisci ciò che è chiuso.
Liberami dalla resistenza di Pietro e donami la docilità di chi vuole “avere parte con Te”.
E poi rendimi capace di portare lo stesso amore nelle relazioni di ogni giorno:
un amore che serve, che non umilia, che non calcola.
Fa’ della mia vita un asciugamano nelle tue mani. Amen.
MEMORIA PER LA CONFESSIONE PASQUALE
Se il Signore questa sera ci ama sino alla fine e si consegna per noi, non restiamo lontani dalla sua misericordia. Chi ancora non ha celebrato la confessione pasquale, si prepari a farlo in questi giorni santi, per entrare più veramente nel mistero che contempliamo.
