LA SCELTA DELLA FIDUCIA
Radici profonde per non temere la siccità
Cari amici buongiorno. Ci sono domande che spesso evitiamo con grande talento. Oggi il nostro cammino ci pone una di queste: su che cosa sto davvero appoggiando la mia vita? La Scrittura usa un’immagine limpida: l’albero piantato lungo l’acqua. Arriva il caldo, arriva la siccità, e lui resta verde. Non perché sia un eroe vegetale, ma perché ha radici dove c’è vita. Così è chi sceglie di confidare nel Signore, invece di vivere di sole sicurezze, abitudini e controlli.
Vangelo del giorno (Lc 16,19-31)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua…”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso…”. Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”».
Una riflessione per te (p. Mario Proietti)
La parabola del ricco e di Lazzaro mette a nudo la responsabilità del presente. Non è una condanna della ricchezza in sé. È una condanna della cecità che la ricchezza può produrre, quella nebbia che ti fa vivere come se il mondo finisse sulla tua tavola.
C’è un dettaglio che va dritto al cuore: il povero ha un nome, Lazzaro, cioè “Dio aiuta”. Il ricco, invece, resta senza nome. L’anonimato è già un giudizio. Quando uno vive ripiegato su di sé, finisce per svuotarsi. Non vede più il fratello, vede solo la propria scena. Il peccato del ricco non è la violenza attiva. È l’assenza di sguardo. È l’indifferenza. È il “non mi riguarda”, che lentamente diventa uno stile di vita.
E poi l’abisso. Abramo dice che tra i due è fissato un grande abisso. Quel baratro non nasce dopo la morte. Era già stato scavato prima, ogni giorno, tra la tavola e la porta. La morte non inventa nulla. Rende definitivo ciò che abbiamo scelto. Per questo la Quaresima è tempo di urgenza: colmare gli abissi adesso, quando si può ancora tornare indietro, quando una parola, un gesto, una condivisione possono cambiare il destino di una relazione.
Il finale della parabola è ancora più tagliente: il ricco chiede un segno straordinario, un miracolo per convincere i suoi fratelli. Abramo risponde: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. In altre parole: la Parola basta. E qui sta la conversione vera. Noi spesso aspettiamo un evento, un colpo di teatro, un’emozione forte. Dio ci parla nell’ordinario: nelle Scritture, nella coscienza, e nel volto concreto di chi è alla nostra porta. Se il cuore è indurito, nemmeno un risorto lo convince.
Papa Leone XIV, nel Messaggio per la Quaresima, insiste proprio su questo centro: rimettere Dio al centro perché il cuore non si disperda tra inquietudini e distrazioni. La fiducia non è un sentimento passeggero. È una decisione che si rinnova ascoltando. Radici nell’ascolto, foglie verdi nella prova.
Un versetto per restare dritti
«Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia». (Ger 17,7)
Esercizio pratico:
Oggi faccio una cosa concreta: mi chiedo chi è “alla mia porta”.
Una persona ignorata, una fragilità in casa, un bisogno vicino che non voglio vedere, un collega sempre lasciato solo, una telefonata rimandata.
Domanda per la giornata
Dove sono piantate le mie radici?
Nei momenti di difficoltà cerco rifugio nelle mie sicurezze o so affidarmi alla fedeltà di Dio?
Preghiera
Signore Gesù, nella parabola del ricco e del povero Lazzaro mi metti in guardia contro l’indifferenza.
Apri i miei occhi perché sappia vedere chi soffre alla mia porta
e non permettere che comodità e abitudini rendano sordo il mio cuore.
Donami radici profonde nella tua Parola, senza aspettare segni straordinari,
perché impari a condividere e a riconoscere in ogni fratello un richiamo della tua grazia.
Rendimi fedele nella siccità, libero nel possesso, pronto nella carità. Amen.
