
Se volessimo trovare una frase capace di descrivere in estrema sintesi la pagina evangelica del cieco nato che ascolteremo nella quarta domenica di quaresima potremmo scegliere questa: “da miracolato ad imputato!”
Infatti è proprio quello che è accaduto al cieco dalla nascita dopo l’incontro avuto con Gesù che lo ha miracolosamente guarito. Fa riflettere il fatto che il prodigio che lo ha visto protagonista ha procurato al cieco una volta guarito tanti grattacapi con i farisei che si sono dimostrati, nello stesso tempo, diffidenti nei suoi riguardi e assai ostili nei confronti di Gesù.
Ma cerchiamo di vedere con ordine come sono andate le cose.
Gesù passando si accorge del cieco e gli si avvicina. Sputa per terra, impasta con la saliva del fango e glielo spalma negli occhi dicendogli di andare al lavarsi alla piscina di Siloe.
L’evangelista Giovanni annota: quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Colpisce sia la perentoria richiesta che Gesù rivolge al cieco, dopo che gli ha spalmato il fango sugli occhi, sia l’immediata esecuzione della indicazione ricevuta da parte del cieco.
La guarigione però arreca al cieco guarito delle spiacevoli incomprensioni con i farisei i quali anziché rallegrarsi dell’avvenuto prodigio si mettono alla ricerca dei così tanti cavilli che finiscono per trasformare il miracolato in un vero e proprio imputato che interrogano a più riprese.
Nel racconto risulta più che evidente la sottile ironia dell’evangelista Giovanni che al cieco guarito e ai farisei che continuavano ad incalzarlo con le domande e ad esprimere dei giudizi sferzanti sul conto di Gesù, fa dire una cosa: io so ero cieco e ora ci vedo. Che è come dire: voi potete pure continuare a dibattere sul conto di Gesù quanto volete ma una cosa indiscutibile la posso benissimo affermare: prima non ci vedevo adesso, invece, ci vedo. E come dicevano gli antichi contro la prova dei fatti nessun argomento potrà avere valore. C’è poi da notare come Gesù sembra proprio
che ci provi piacere a reiterare sfacciatamente l’errore di compiere un prodigio in un giorno assolutamente proibito e così fare sarei per salvaguardare la purezza della dottrina sul sabato preferiscono ostinarsi a non vedere il beneficio ottenuto dal miracolato e si spingono fino all’insulto.
Ma il cieco guarito non appare affatto scoraggiato e tiene testa ai farisei che con la loro ostinazione a non vedere la realtà dimostrano di essere loro i veri ciechi. Gesù con questo suo miracolo ci dimostra che per lui e per ogni suo discepolo al centro deve esserci sempre l’uomo, specialmente se limitato dalla malattia e, proprio per questo, emarginato tante volte dalla stessa società. Il cieco guarito avendo avuto la fortuna di incontrare Gesù ci vede veramente, può fare la sua professione di fede e dire: credo Signore!
Seguiamone pure noi il suo esempio e proveremo finalmente la gioia di vederci per davvero.
p. Enzo Smriglio
