Piccola introduzione al vangelo della 3a Domenica di Quaresima (8 marzo 2026)

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L’evangelista Giovanni, nello stupendo brano di Vangelo della terza domenica di Quaresima ci dà una sintetica descrizione di Gesù.
Ce lo presenta “affaticato per il viaggio”, che “sedeva presso il pozzo”.
A dire il vero dai vangeli Gesù viene presentato quasi sempre in viaggio.
Sembra che per Lui è quasi impossibile “stare fermo”.
Ma ogni viaggio – come si sa – stanca, affatica.
Il viaggio che ‘sfianca’ Gesù è quello che lo conduce all’incontro con l’uomo, con ogni uomo, in qualsiasi situazione si possa venire a trovare.
Mi piace immaginare Gesù “affaticato per il viaggio”.
Ma mi piace ancor di più immaginarlo “seduto presso il pozzo” in attesa che ognuno di noi arrivi ad attingere acqua, assetati come siamo non solo dell’acqua che disseta il nostro corpo, ma soprattutto dell’acqua che può dissetare la nostra arsura di senso da dare alla nostra vita.
Con quell’impareggiabile capacità di sintesi, che è propria di Sant’Agostino, possiamo dire che Gesù ha sete della nostra sete, così come quel giorno ebbe sete della sete della Samaritana.
In questo itinerario quaresimale che stiamo vivendo sarebbe assai utile chiederci: stiamo forse facendo aspettare Gesù da molto tempo?
Ci siamo almeno accorti che Lui è già seduto all’imboccatura del nostro cuore, assetato della nostra sete?
Lasciamoci dissetare da Gesù – l’unico che può offrirci un’acqua speciale – che mentre ci disseta, nello stesso tempo ci trasforma in “una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”.
Infatti Gesù, da persone che hanno sete, ci trasforma in persone capaci di intercettare la sete degli altri e di poterla a nostra volta dissetare.
A pensarci bene ci troviamo di fronte ad un compito davvero esaltante! Come si intuisce dal racconto evangelico la Samaritana rimane letteralmente conquistata dalla personalità di Gesù che le ha detto quale era la sua condizione senza però umiliarla o condannarla fino ad arrivare a chiederle: “Dammi da bere”.
Gesù si accosta alla Samaritana con una delicatezza che faremmo bene tutti quanti a prendere come modello nelle nostre relazioni col prossimo, un modo di fare che chiama sì le cose con il loro vero nome, ma senza alcuna arroganza accusatoria. Proprio per questo la Samaritana si rende subito conto di trovarsi di fronte ad una persona speciale, rimane affascinata e corre in città per riferire a tutti la bellezza di quell’incontro, l’incontro con una persona che le ha riempito il cuore. 
Allora una cosa è certa: chi ha la fortuna di incontrare Gesù non può fare a meno di parlare di Lui. Comunicare la gioia di aver incontrato Gesù diventa pertanto un’esigenza inderogabile. È stata questa l’esperienza della Samaritana che non ha potuto fare a meno di raccontare a quanti ha incontrato cosa le era successo riuscendo con il suo entusiasmo ad appassionare i suoi compaesani che a loro volta sono accorsi in massa da Gesù con altrettanto entusiasmo.

p. Enzo Smriglio