Le prime due tappe domenicali dell’itinerario quaresimale ogni anno sono sempre scandite da due ben precise pagine evangeliche: nella prima domenica, come abbiamo visto la settimana scorsa, il brano delle tentazioni nel deserto, questa settimana, invece, il brano della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. 
Di questa meravigliosa pagina evangelica, che quest’anno ascolteremo secondo la versione dell’evangelista Matteo, vorrei sottolineare semplicemente un particolare che mi sembra davvero di una straordinaria bellezza. Gesù conduce in disparte Pietro, Giacomo e Giovanni “su un alto monte” e dopo essersi trasfigurato si accorge subito del “grande timore” che aveva invaso il cuore dei suoi tre discepoli che erano stati testimoni di un evento a dir poco grandioso. L’evangelista descrive la sollecitudine di Gesù verso i suoi discepoli così: “si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete»”. Gesù si avvicina, li tocca e rivolge loro la parola invitandoli ad alzarsi e a non temere. A ben riflettere l’intera esperienza terrena di Gesù è caratterizzata dal suo stile di delicato avvicinamento verso tutti coloro con i quali si relaziona. Ma non si limita ad avvicinarsi, Gesù tocca anche quei tre discepoli impauriti, dando loro in questo modo una ulteriore prova della sua vicinanza e tenerezza. Si avvicina, li tocca e dice loro: «Alzatevi e non temete». In questo modo li incoraggia a non lasciarsi abbattere, a sapersi rialzare e a non farsi fagocitare dalla paura.
Quello che ha fatto a Pietro, Giacomo e Giovanni ora Gesù lo vuole realizzare con ciascuno di noi. Lasciamogli la possibilità di avvicinarci, lasciamogli la possibilità di poterci toccare con la sua grazia e soprattutto permettiamogli che ci rivolga la sua parola, la sola capace di rialzarci e rasserenarci.
Se permettiamo a Gesù di condurci “in disparte” e avremo la gioia di stare con Lui scopriremo come tutta la nostra vita verrà progressivamente “configurata” al Vangelo, sarà così finalmente “trasfigurata” dalla grazia di Dio e, di conseguenza, non si lascerà “sfigurare” dalla mediocrità sempre incombente e purtroppo assai dilagante.
Lasciamoci affascinare dalla bellezza del volto trasfigurato di Gesù, contempliamola e soprattutto disponiamoci a saper ascoltare quanto il figlio Amato dal Padre ha da dirci. Sarà immensa la gioia che proveremo nel cuore, una gioia di qualità ineguagliabile, un tipo di gioia che non potremo fare a meno di condividere con tutti e così facendo non solo ci lasceremo trasfigurare, ma saremo resi anche capaci di contribuire a trasfigurare la vita di coloro che incontreremo.

p. Enzo Smriglio