DALLA CHIUSURA ALLA LODE
Liberare la voce, guarire lo spirito
Cari amici, buongiorno. Il cammino di oggi ci mette davanti un segno potente: la guarigione di un uomo muto. E la Quaresima ci tocca proprio qui, perché spesso il silenzio interiore non è pace. È prigionia. È quella chiusura che ci rende incapaci di dire una parola vera, di lodare, di chiedere aiuto, di benedire. Si resta muti, e dentro si indurisce tutto. È la lotta tra il regno di Dio e quello di satana, tra la vera pace e la prigionia di un silenzio indurito.
Vangelo del giorno (Lc 11,14-23)
In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni dissero: “È in nome di Beelzebùl, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demoni in nome di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”.
Una riflessione per te (p. Mario Proietti)
Gesù scaccia un demonio “muto”. E la guarigione provoca due reazioni opposte: meraviglia e sospetto. Alcuni vedono il bene e lo riconoscono. Altri vedono lo stesso bene e lo avvelenano con un’accusa: “È in nome di Beelzebùl”. È un dettaglio che fa paura, perché descrive una possibilità che è anche nostra: si può essere così irrigiditi da non saper più dire “grazie” nemmeno davanti a un’evidenza. È un mutismo più profondo della mancanza di voce: è l’incapacità di lodare.
Gesù risponde con una lucidità che non lascia scampo. Un regno diviso crolla. Se satana scaccia satana, si autodistrugge. E poi pronuncia una frase che vale come annuncio: “Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, è giunto a voi il regno di Dio”. Il “dito di Dio” richiama la potenza creatrice e liberatrice: quella che scrive la legge, che apre il mare, che rimette ordine nel caos. Il Regno non è un’idea. È una liberazione reale: una vita chiusa torna capace di relazione, una voce prigioniera torna parola.
Poi Gesù usa un’immagine fortissima: la casa e l’uomo forte. Il male non sempre si presenta come spettacolo. Spesso si presenta come una guardia armata che occupa la casa del cuore. Paure, risentimenti, rancori, sarcasmi, diffidenze. Difese che sembrano proteggerci e invece ci chiudono.
Gesù si presenta come “più forte”: l’unico capace di entrare, vincere, strappare l’armatura in cui confidavamo e restituirci libertà. È una parola consolante e severa insieme: consolante perché la liberazione è possibile, severa perché chiede una scelta. “Chi non raccoglie con me, disperde”. Non esiste neutralità comoda. O la vita si raccoglie in Cristo, o si disperde in mille frammenti.
Papa Leone XIV richiama spesso la necessità di disarmare il linguaggio e di non indurire il cuore. Qui il Vangelo lo rende concreto: la conversione passa anche dalle labbra. Passa dalla parola che costruisce, dalla lode che guarisce, dal grazie che riapre la casa.
Un versetto per restare dritti
«Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio». (Lc 11,20)
Esercizio pratico: dare voce alla speranza
Oggi combatto il “mutismo del bene”. Scelgo una situazione in cui tendo a chiudermi, a tacere per freddezza, a restare nel silenzio ostile.
E faccio un gesto semplice: una parola di incoraggiamento, un grazie detto bene, una richiesta di perdono, un ascolto vero.
Domanda per la giornata
In quale ambito della mia vita mi sento “muto”, incapace di comunicare con amore?
Quale paura o risentimento sta facendo la guardia alla mia casa?
Preghiera
Signore Gesù, tu sei il Più Forte che scioglie le catene del male.
In questo giovedì di Quaresima tocca le mie labbra e il mio spirito,
perché io sappia testimoniare con gioia le tue meraviglie.
Liberami dal mutismo dell’anima e dalla chiusura
che mi impedisce di lodarti e di dialogare con i fratelli.
Donami uno sguardo limpido per riconoscere la tua azione nel mondo
e la grazia di restare unito a Te, perché la mia vita non si disperda,
ma si raccolga nel tuo amore.
Amen.










